25 ottobre 2008

Quando la cinofilia diventa politica del potere

Un interessante articolo che potrete trovare per intero QUI
ci fa capire molte cose.

Riporto un brano del testo interessante. Complimenti al redattore per il coraggio e la trasparenza del suo scritto. Ce ne fossero di persone cosi'.

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ORIGINE DEL CANE E STORIA VERSO IL MOLOSSO ATTUALE
TRATTATO DELLE LEZIONI AL CORSO DI LAUREA IN TECNICHE DI
ALLEVAMENTO DEL CANE DI RAZZA ED EDUCAZIONE CINOFILA ALLA
FACOLTA’ VETERINARIA DELL’UNIVERSITA’ DI PISA
CINOFILIA & UNIVERSITA’
L’interesse per il cane, soprattutto dal punto di vista economico-utilitario, risale alla notte dei tempi,
come testimoniato dai testi di autori vissuti nei primi secoli dell’era cristiana, fra i quali basti citare
colui che per la descrizione canina è il più noto di quel primitivo periodo cinofilo, ovvero
Columella, peraltro primo artefice della trattazione sul molosso, obiettivo terminale del presente
libro. La cinofilia organizzata, nel frattempo divenuta soggetta a nobiliari intenzioni, tuttavia, ha
preso avvio soltanto nel diciannovesimo secolo, allorquando il popolo più interessato agli animali,
cioè gli inglesi, si diedero forma in associazioni dedicate al cane purosangue. Sempre gli inglesi,
però, svilupparono il concetto di selezione funzionale molti secoli precedenti e l’esempio del
Bulldog Inglese allevato per destinarlo al combattimento rivela un approccio cinofilo estremamente
pragmatico. L’antitesi si presenta rilevante constatando che la selezione funzionale del cane da
combattimento a scopo scommesse in denaro era opposta al cane da caccia tenuto in massima
considerazione soltanto per soddisfare la passione nobiliare dei ricchi proprietari terrieri. La
cinofilia organizzata, comunque, ben presto divenne ufficiale, poiché non tardarono i
riconoscimenti da parte degli enti statali preposti. Si resero necessari, quindi, importanti controlli ed
adeguata documentazione, finché la gestione di cotanta organizzazione indusse ad aumentare
interessi e conseguenti ostilità.
Il vero caos della cinofilia ufficiale italiana scoppiò nel momento in cui qualcuno poté accorgersi e
controbattere con mezzi divulgativi un predominio che era diventato assoluto. Fu così, pertanto, che
la rivista specializzata romana “Cani di tutte le razze” di Piero Scanziani (“Padre” putativo del
Mastino Napoletano), negli anni Cinquanta del Novecento, diventò l’organo d’opposizione al
sistema gestionale “nordista” messo in atto da Giuseppe Solaro presso l’Enci (Ente Nazionale della
Cinofilia Italiana) di Milano, fondato nel 1882 ma ben presto ed a lungo fatto proprio, nel bene e
nel male (secondo la testata giornalistica di Scanziani), dal più celebre cinologo italiano.
Giuseppe Solaro, infatti, nel prendere ben salde in mano le redini della cinofilia italiana, forte dei
riconoscimenti internazionali conquistati con un lavoro tecnico davvero notevole, perciò contornato
da molti devoti seguaci, fece il bello ed il cattivo tempo, specialmente negli aspetti gestionali.
L’opposizione, ovviamente, mise in luce le responsabilità cinologiche del Maestro della cinofilia,
fra le quali vi figurano alcune situazioni tramandate fino ad oggi più o meno identiche. Il sistema
dei giudici ne vedeva allora seicento in Francia, millecinquecento in Germania e seimila negli Usa,
mentre in Italia erano cinque. L’elenco ufficiale, in effetti, presentava una sessantina di giudici
italiani ma in realtà giudicavano sempre gli stessi cinque, prendendo da decenni delle cantonate
colossali, eppure continuando imperterriti da un’esposizione all’altra. Quei cinque giudici,
oltretutto, erano controllati da Solaro, il quale fin dai primi anni del Novecento pretendeva che
nessuno diventasse giudice senza il suo beneplacito e che nessun cane di qualsiasi razza diventasse
campione senza la sua approvazione. Gli esami per gli aspiranti giudici organizzati da Solaro erano
i più straordinari, in quanto gli esaminandi non sapevano quali fossero le materie d’esame ed il più
delle volte gli stessi esaminatori ignoravano gli standard di alcune razze. Vennero bocciati decine
tra i migliori cinofili nella razza da essi allevata e, invece, venivano promossi d’ufficio, perciò senza
sostenere esami, persone impreparate per loro stessa ammissione (lo stesso Scanziani, nominato
giudice di tutte le razze, ammise di conoscere solo qualche razza di molosso.
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